In cosa consiste il patto di non concorrenza franchising

Quando si parla di franchising occorre necessariamente considerare una serie di aspetti extra che hanno, come obiettivo, quello di evitare che la ditta che offre il suo marchio di andare poi incontro a delle situazioni che possono essere tutt'altro che ottimali. Studio Legale Adamo ci spiega il patto di non concorrenza del franchising e quali limiti comporta.

Un patto particolare

Il patto di non concorrenza franchising nasce con uno scopo ben preciso, ovvero fare in modo che quell'impresa possa tutelarsi da eventuali complicanze e situazioni scomode una volta che il rapporto di collaborazione con un venditori che sfrutta quel marchio volge al termine. Occorre precisare come questo genere di contratto, infatti, abbia una certa durata e pertanto chi ha usufruito di determinati aspetti chiave di quell'azienda deve evitare che questi possano essere poi adoperati per scopi personali che possono essere contrari alla politica aziendale dell'azienda che ha offerto il suo marchio. Si tratta quindi di una sorta di patto che deve essere rispettato e che permette a quella determinata azienda di poter prevenire una serie di situazioni negative che si palesano al termine della collaborazione.

Il patto durante la collaborazione

Il patto di non concorrenza franchising si può suddividere in due parti ben distinte, di cui la prima è quella che si palesa nel momento in cui l'impresa offre il suo marchio. In questo caso la regola che caratterizza tale accordo impone che chi sfrutta quel marchio non possa commercializzare beni o servizi che appartengono alla concorrenza. Sarebbe infatti inutile se un marchio specializzato nella vendita dei dispositivi mobili permettesse a un collaboratore, che magari apre un negozio che commercializza quei prodotti, di poter vendere anche altri prodotti che vengono prodotti dalla concorrenza diretta. Ecco quindi che già da questo primo aspetto si evince come l'impresa che offre il suo marchio cerchi a tutti i costi di tutelarsi evitando che questa situazione si possa improvvisamente palesare, evitando quindi che la situazione possa prendere quella piega inaspettata che appunto deve essere assolutamente evitata proprio per non dover poi fronteggiare una serie di problematiche gravi.

Il patto al termine della collaborazione

Anche al termine della collaborazione quella ditta deve necessariamente essere certa che il venditore a cui ha concesso il marchio non adotti delle potenziali strategie atte ad arrecare dei danni a quella ditta. In questo caso occorre prendere in considerazione il fatto che il suddetto patto prevede che tutti gli strumenti e le conoscenze specifiche apprese durante il periodo di collaborazione non vengano utilizzate da quel venditore per poter mettere in atto una nuova strategia promozionale per un marchio concorrente. In questo caso si tratta di una regola conservatrice che previene appunto una serie di potenziali situazioni negative per quella ditta, facendo quindi in modo che il risultato possa essere sempre e costantemente positivo. Ecco dunque che grazie a queste semplici regola l'azienda cerca assolutamente di tutelarsi proprio per evitare che la situazione possa essere tutt'altro che ottimale e che si possano venire a creare delle situazioni complesse.

Cosa fare se il patto viene violato

Qualora il patto dovesse essere violato, la ditta che ha permesso di utilizzare il suo marchio ha la concreta occasione di far valere i suoi diritti facendo affidamento sugli esperti legali che operano in tale campo, rendendo quindi la situazione meno complessa del previsto. Grazie a questo genere di strategia, quindi, una ditta potrà essere sempre certa che il risultato finale ottenuto possa essere incredibilmente positivo e che tutte quelle potenziali problematiche in merito all'uso del marchio possano essere completamente evitate, facendo in modo che tutte quelle situazioni negative che arrecano dei danni siano effettivamente sconfitte anticipatamente.