Elaborazione di un lutto

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Elaborazione di un lutto

Ci sono tipi di dolori che facciamo fatica a sopportare, e che in effetti rappresentano un vero e proprio trauma per noi; basti pensare alla morte di una persona a noi cara: una situazione delle più dolorose e drammatiche si possa mai vivere; quando si affronta un lutto infatti, la sofferenza è così soffocante da togliere il respiro e lasciare quasi senza speranza.

Chiaramente ognuno ha un modo diverso di reagire al dolore, ma quando prendiamo consapevolezza di dover chiamare i servizi funebri e realizziamo concretamente la perdita subita, sentiamo letteralmente il mondo crollarci addosso; c’è chi manifesta questa angoscia con il silenzio, chi con pianti isterici, chi simulando indifferenza: questo dipende dalla personalità e forse dal grado di sopportazione di ciascuno, ma teniamo a mente che un dolore simile è pur sempre uno dei più terribili e come tale va affrontato con rispetto, delicatezza ed educazione.

Non vi è un modo più giusto per fronteggiare la sofferenza, ma è comune a tutti quella che gli psicologi definiscono: elaborazione del lutto.

Fasi di elaborazione

In cosa consiste l’elaborazione del lutto?
Essa consta di sei fasi, non necessariamente da seguire in ordine, perché anche questo dipende dalla personalità e dal carattere di ciascuno, ma che sono essenziali per non avere conseguenze spiacevoli (ansia o attacchi di panico) in futuro; esse sono:

  • Negazione: in genere chi ha subito una perdita, inizialmente tende a negarla, rifiutando la morte e convincendosi che non è accaduto nulla; questo atteggiamento deriva dall’incredulità di fronte ad un fatto simile, soprattutto se la morte era totalmente imprevista.
  • Rabbia: questa è una caratteristica determinante dell’elaborazione del lutto; chi sta affrontando il dolore infatti, prima o dopo si troverà assalito da un forte senso di rabbia verso la persona che lo ha lasciato “prima del tempo” e non solo, ma anche verso coloro che vivono serenamente la loro vita; qui in genere la domanda che sorge spontanea è “Perché?”, ed è necessario che subentri.
  • Dolore: ad un certo punto si sperimenta un acuto e profondo dolore, che diventa sempre più concreto; a questo punto alcuni si estraniano chiudendosi nei loro gusci, altri reagiscono menzionando continuamente il defunto.
  • Senso di colpa: questo è il momento in cui ci si ripete “Avrei potuto far qualcosa…”, “Se solo avessi…”; a questo punto bisogna ricordarsi che non è positivo provare il senso di colpa ed è necessario scacciarlo.
  • Paura: subentra poi la paura della morte e della vita stessa, che rende più consapevoli della debolezza umana e della nostra finitudine; esserne coscienti ci aiuta a vivere con più intensità le nostre giornate.
  • Accettazione: a questo punto si fa spazio il sollievo, anche per il defunto, visto che ora non soffre più; si accetta la morte stessa come parte della vita e si prova conseguentemente pace.

Rispetto del dolore

Queste sono fasi che è necessario affrontare tutte; certo sarebbe mettersi in contatto con uno psicoterapeuta se ci si rende conto che il dolore è insostenibile e da soli non si può arrivare ad una soluzione.

In ogni caso occorre essere pazienti con se stessi, non forzandosi a comportamenti finti solo per risultare più graditi; il dolore va fronteggiato e soprattutto rispettato in quanto tale.